Il lavoro non retribuito

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di Pasquale “Pas” De Filippo

Una massima dice:

“Lavora gratis o per molto, mai per poco”

In questo piccolo pensiero è racchiuso tutto il concetto degli operanti nel football americano nostrano.

Il nostro sport non rende ricchi, non cambia il tuo confort di vita, non ti permette di vivere nell’agio; il football consuma risorse, molte, divora il tuo tempo, non solo quello sul campo, assorbendo anche i pensieri.

Tutti noi che ci muoviamo in questo ambito, presto o tardi ci troviamo a chiederci: “ma chi me lo fa fare?”, spesso sono più le arrabbiature che le soddisfazioni: ingratitudine di taluni, angherie subite, cazziatoni sul lavoro ed in famiglia per il tempo rubato … ma davvero, chi ce lo fa fare?

Il propellente della nostra vita è la soddisfazione ed è nascosta nel visi e nelle parole di coloro con i quali condividiamo fatiche e glorie. L’ambiente del football permette di sperimentare queste emozioni anche non giocando: iniziamo per curiosità poi ci sentiamo appagati quando il lavoro che facciamo in società viene riconosciuto ed apprezzato (io stesso adoro scrivere di football e sono felice di sapere che a qualcuno interessa ciò che racconto, mi motiva e mi gratifica). A qualsiasi livello nel quale si operi, tutto viene svolto con dedizione e meticolosità, con cura e precisione chiedendo la stessa solerzia anche ai propri collaboratori (dal giocatore al coach; dal dirigente all’ingrassatore dei palloni; dal fotografo al webmaster del sito societario).

Guardando da fuori si potrebbe credere: “lavorano così bene perché strapagati”, invece nel binomio “gratis o per molto”, è proprio la prima opzione a prevalere.

E allora, dopo la domanda: “perché farlo?” scatta subito l’altra “come mai farlo così bene, visto che è regalato?”

Il termine “professionale” non ha nulla a che vedere con la corresponsione di un salario: un individuo esercita in modo professionale quando esegue quel compito prediligendo la qualità, senza spreco di risorse, nei tempi ottimali, il tutto studiando la maniera per migliorarlo in futuro, dedicandovi buona parte del proprio tempo.

Possiamo dunque dire che occuparsi di football, professionalizza, rende esperti, concede riconoscibilità del prodotto e genera soddisfazioni. Quindi perché non farlo bene?

Gli esempi sono molti: gli allenatori studiano pagandosi la loro formazione; consumano ore di video e letture di testi; fanno corsi d’inglese che per il loro lavoro non avrebbero magari mai fatto ma per il football, fanno un’eccezione; gli arbitri che seguono anche corsi di psicologia; i vari tecnici, manutentori indefessi che cercano sistemi e metodi per allestire il campo, riparare caschi, ricondizionare materiali vecchi ed addirittura inventare attrezzi di allenamento, spesso passandosi dritte tra operatori di altre squadre; che dire poi dell’immagine e dell’informazione, siti di team invidiati da aziende che pagano fior di consulenze; sistemi di messa in onda con immagini contornate di grafiche da TV commerciale; redazioni che organizzano riunioni di staff con cadenze puntuali e rigorosità nei tempi di uscita degli articoli e pezzi.

Questo titanico ammasso di lavoro di qualità … a retribuzione zero.

Tutti miliardari dunque questi masticatori di football!

Lavorano tanto senza bisogno di guadagnare!

La leva piacere/dolore che ci spinge a fare quel che facciamo è tutta interiore ma purtroppo, se pur di qualità eccelsa, se qualcosa non cambia, tutto ciò è destinato a sparire.

Si dice spesso: “il tempo lo trovi se vuoi” ma non è sempre vero. Tutti noi, per il football, rubacchiamo le ore al lavoro retribuito, ingannando il nostro capo e se siamo liberi professionisti, ingannando la nostra famiglia. Questo lavoro così professionale, presto o tardi, dovrà generare reddito altrimenti, la necessaria sussistenza di sé e dei propri cari, complice la crisi, ci allontanerà e tante eccellenze non potranno più dedicarvisi. L’appagamento è importante ma quando lo stomaco brontola ed il frigo è vuoto, l’istinto di sopravvivenza predomina!

Sistemi per capitalizzare tanto lavoro, ve ne sono ma la visione del football in Italia è ancora troppo radicata all’ambito sportivo piuttosto che all’entertainment e ne dovrà passare ancora di tempo prima di generare ricchezza. Per il momento cerchiamo di aumentare le possibilità di professionalizzazione dei collaboratori delle società sportive, magari grazie a questa esperienza potranno diventare fotografi, fisioterapisti, conduttori televisivi o tycoon finanziari.

Certamente parliamo di fantascienza, tuttavia è solo un’idea prodotta dalla mente ed esattamente come tutte le cose che si fanno nel football, non si paga perché è gratis!

PAS

Nella foto: I Castelfranco Cavaliers
Cavaliers Official FB Page

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