Football, quale Direzione?

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Ancora oggi si ripresenta nel Football Italico il grande problema per ogni squadra, storica o appena nata che sia, del numero di Giocatori e Dirigenti a disposizione per organizzarsi in un Campionato. A seguire, il problema di come organizzare una Società ed ancora quello dei costi da affrontare, cresciuti a dismisura nel tempo: problemi tanti, risorse poche. Come sbrogliare la matassa? Non esiste la Panacea, ovviamente, ma le case si costruiscono dalle fondamenta per cui proviamo a ragionare più sul chi gestisce una squadra che non sul come lo si fa. A questo proposito iniziamo analizzando in breve come nasce o si mantiene una società di FA in Italia oggi, in tempi di crisi:

• Tra gli ex giocatori degli anni ’80-’90 qualcuno è rimasto con tanta nostalgia per cui, dopo avere raggiunto una stabilità finanziaria e sociale, decide di rientrare nel mondo del Football. Parliamo in generale di 45-55enni legati ai propri ricordi sportivi o direttamente ereditati da fratelli, cugini ecc.: soldi, bisogno di apparire, necessità di demandare per il poco tempo da dedicare alla cosa.

• Un discreto numero di giocatori ancora in grado di partecipare all’agonismo decide di portare avanti / rifondare squadre in difficoltà o scomparse nella propria zona: esperienza recente, entusiasmo ancora vivo, poche risorse economiche, improvvisazione.

• Un gruppo di giocatori proveniente da squadre in difficoltà organizzative effettua una diaspora andando a colonizzare zone geograficamente vicine: difficoltà a reperire giocatori, astio e contrasti con la società precedente, dispersione delle risorse umane del territorio, detrimento dell’immagine del Football locale.

Questa rappresentazione non è certo la regola assoluta, ma semplicemente quello che accade più frequentemente. Esistono e nascono realtà sportive funzionanti e armoniche, ma rimangono purtroppo ancora delle minoranze. Come si potrebbe migliorare la situazione? A mio parere sarebbe necessario che le figure dei Presidenti/Dirigenti di qualsiasi società avessero in comune una “formazione di base minima” per quello che riguarda il loro incarico; sia chiaro che non sto cercando di immettere ulteriori lacci burocratici o capitoli di spesa nel nostro panorama che già tanto deve combattere per conquistarsi pian piano un posto al sole, sto disquisendo sul fatto che non ci si improvvisa Manager Societari anche se è la sola passione a spingerci a farlo. Dovremmo avere tutti ben presente come ogni azione, comportamento e decisione di un Dirigente si riversa “amplificata” su un gruppo di ragazzi che ci mettono del loro per potersi allenare e giocare, inoltre della funzione di Educatore, che nel tempo si è aggiunta a quella del Dirigente e del Coach, ancora oggi poco si parla o poco la si considera come importante. Chi di noi è genitore sa di cosa parlo, chi non lo è ancora sa che i comportamenti dei figli e delle loro compagnie saranno una delle maggiori preoccupazioni della vita a venire; concordiamo tutti che la buona fede è l’unico parametro comune di chi decide di adattarsi a fare il Dirigente ma teniamo anche presente che “delle buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno“. Dobbiamo renderci conto che oggi non basta l’entusiasmo, la passione, l’esperienza come giocatore, la voglia di fare o il tempo libero…per essere un Dirigente è necessaria la regola della Tripla A= ADEGUARSI, ADATTARSI ed AGGIORNARSI pur mantenendo integre le motivazioni per cui siamo spinti a tornare nel mondo del Football. Le gestioni totalitarie o troppo permissive, (comunque sempre anacronistiche) alla distanza creano situazioni e giocatori che più di far crescere il movimento lo deteriorano. Forza ragazzi, accettiamolo: è necessario mettersi in discussione e cambiare un pochino la nostra mentalità per non restare nel Paleozoico del Football se vogliamo veramente fare qualcosa di utile per noi e per il nostro meraviglioso sport.

Igi Baldini

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