Quale futuro per l’entry level? – Ep. 2

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Se in estate almeno 32 squadre ci saranno riuscite, la III Divisione passerà a 11, e avremo un nuovo entry level. “Questa decisione [passare a 11, ndrdoveva necessariamente portare ad individuare un entry level alternativo” dice ancora Tortosa “e si decise di abbassare l’asticella così da incoraggiare tutte quelle società in embrione ad avvicinarsi all’agonismo con un passaggio soft a 7 giocatori”. Il football a 7 al momento in Italia è giocato solo in under 16.
Sentiamo cosa ne pensa il coach dei neo campioni italiani Matteo Piccoli “La prima differenza notevole è l’impossibilità di giocare la zone run, che oggi è giocata da praticamente tutti, a causa del fronte della linea troppo corto. È anche molto difficile giocare trap e counter. Sono più giocabili a 9, ma sicuramente non con lo stesso risultato che a 11. Quindi nel nostro playbook le corse erano principalmente divise nei 4 buchi, più sweep e option, che a 7 visto le dimensioni del campo credo siano giochi che funzionano piuttosto bene. Per quanto riguarda i giochi di passaggio la mia personale filosofia per quanto riguarda il football a 7 è che purtroppo il tempo per lanciare si riduce, sempre a causa del fronte troppo piccolo, quindi tendenzialmente i passaggi erano tutte combo sul corto. Personalmente credo che sempre per il fronte corto sia meglio prediligere la shotgun, ma questa è una mia idea personale”. Il numero di giocatori non è invece stato un problema per i giovani Rhinos “Credo di non essere nelle condizioni di potermi lamentare visto che avevamo a disposizione 48 atleti. La mia idea personale è quella di cercare di non fare il doppio ruolo comunque, ma ovviamente questa è una considerazione visto che si trattava di giovanili. La seconda cosa importante nelle giovanili è di cercare di fare giocare tutti ma proprio tutti e credo siamo riusciti nella titanica impresa. Nessuno ragazzo ha mollato da inizio stagione e con 48 atleti credo sia stato uno dei più grandi risultati che potevamo raggiungere”. Nonostante l’ottima esperienza Piccoli qualcosa cambierebbe nel regolamento attuale “Via la mercy rule e farei tempi da dieci minuti. Il punt dovrebbe rimandare indietro di 40 yards da linea di scrimmage, non sulle 25”.
Un altro che di football a 7 se ne intende è Aldo Stanzani, che in Florida ha vinto un campionato. Anche lui punta il dito sugli special teams “Quando ho dato il mio regolamento alla federazione, ho consigliato di usarlo in pieno perchè la spettacolarità è assicurata. Ma gli special team sono stati tolti, per cui non è più così dinamico. La regola del ripartire dalle 25 se non fai il primo down mi sembra crei confusione. È una regola che va bene per gli scrimmage, ma spezzetta la partita e toglie il momentum alla squadra che va bene”. Entrando nello specifico delle regole “In linea due uomini ineleggibili che devono essere a [massimo] 3 yards dalla palla. Tre uomini in linea in tutto, per cui noi giochiamo con uno dei ricevitori aperti in linea e il TE, se c’è, nel back field”. Si usa spesso il Centro eleggibile “basta che si metta un Tackle e una Guardia dalla stessa parte ed entro le 3 yards dalla palla. In Usa avere special teams e centro eleggibile rende molto più veloce il gioco e molto più imprevedibili gli attacchi = si segna molto di più = ci si diverte molto di più”.
La FIDAF invece ha preferito optare per i 4 uomini in linea allo snap (sempre 2 ineleggibili) lasciando di fatto solo 2 uomini nel backfield più il QB. Dal punto di vista tattico “Le mie squadre sono sempre state impostate a 11, sia come allenamenti che come playbook” dice ancora Stanzani “Cambiando solo pochi assegnamenti si può giocare a una formula ridotta. La mia 9 è una squadra modello HS a 11 e se inserisco due tackle posso fare la 11 e tutti sanno cosa fare. In difesa inserisco un SS e un S puro e non cambia nulla. Se giochi a 7 togli uomini”. Che poi è quello che si cerca, la possibilità di togliere ruoli specifici per semplificare la creazione e la gestione di una squadra.
Sentiamo cosa ne pensa uno che “mastica” football da quasi 20 anni, Fabio Gentile, direttore di touchdown.it e da sempre un promotore di questa scelta: “Preferisco il F7 perchè potrebbe essere una formula capace di diffondersi a macchia d’olio diventando il vero volano “amatoriale” di questo sport. F7 meglio di F5, almeno ha una parvenza di football, ed è molto meno impegnativo del F9. Con un roster di 15 giocatori hai una squadra completa e puoi anche fare scrimmage in allenamento (cosa che con una squadra di 15 giocatori non puoi fare a F9)”.
Non concorda Giuliano “L’entry level secondo me dovrebbe essere a 9, così come ora. Organizzato in conference macro regionali modello ncaa per contenere al massimo i costi, niente finali, finaline niente di niente…. si vince la conference e basta”. Il coach azzurro pensa anche alla nazionale “Scegliere giocatori dal football a 9 è molto impegnativo perchè quando questi atleti si scontrano con le nozioni tecniche decisamente avanzate che si utilizzano in Nazionale inizialmente hanno notevoli difficoltà. Io comunque continuo a vagliare anche il CIF9 come possibile serbatoio, perché sono convinto che è molto più semplice formare un buon giocatore da un ottimo atleta che viceversa e nel CIF 9 ci sono tanti ottimi atleti. Tra l’altro anche nel CIF9 ormai la qualità di gioco e degli allenatori è sempre migliore”.
Per Gentile, che è anche dirigente dei Rhinos Milano, i vantaggi del football a 7 sono invece molteplici: “Vedo dei vantaggi in generale, cioè nella nascita di decine e decine di squadre F7, lasciando il football senior solo ad 11. Vedo uno sviluppo di squadre in zone anche poco popolate, e quindi una diffusione dei praticanti un po’ ovunque”. Sappiamo però che la diffusione eccessiva di squadre sul territorio porta inevitabilmente a una dispersione del talento. Abbiamo il caso dell’area milanese dove nel raggio di 50 km ci sono ben 11 squadre, ma tutti quelli forti vogliono andare a giocare per le due di IFL con le conseguenze note di prestiti e scambi vari. Aggiungere squadre porterà più giocatori o più vincoli? “È diverso” risponde Gentile “perchè un giocatore che vuole emergere sa che deve giocare i campionati agonistici di 1°, 2° e 3° divisione, mentre il F7 è un modo per divertirsi e permettere al football di svilupparsi in realtà dove una squadra da 50 giocatori non sarebbe mai realizzabile. Poi basterebbe una commissione capace di gestire le aree geografiche. Ovvio che se a Milano o Roma nascono 36 squadre di F7 qualcosa non va, ma se ne nascono 4 in val d’Aosta e magari da li escono 2-3 giocatori che diventano giocatori di IFL per esempio, beh allora il passo avanti c’è stato”.
Ma come organizzare un campionato se davvero si prospettano così tante nuove squadre? “Il football a 7 non avrà la struttura di campionato” ci dice Tortosa “bensì di torneo, dunque è molto probabile che verranno adottati criteri che abbattano i costi di spostamento. La formula bowl sarà una soluzione plausibile”. Gentile farebbe “giocare il F7 in autunno, quindi non ci sarebbe sovrapposizione [coi 3 campionati maggiori, ndr]” poi concorda con Davide Giuliano sul fatto “che il campionato F7 non deve sancire un campione di nulla, ma solo far giocare più possibile le squadre, a livello regionale (se si può) o macroregionale. Al massimo ci sarà la squadra che avrà vinto più partite in una regione, ma non ci dovranno essere playoff e fasi finali, perchè se lo scopo è la promozione, allora non si devono disperdere soldi in inutili playoff per assegnare un altrettanto inutile titolo di campione”.
La formula dei bowl, da noi applicata nel Fivemen, viene già adottata con successo in altre parti del mondo, anche come metodo per risparmiare sulle spese. A Panama, per esempio, dove il football è molto popolare e la geografia un po’ scomoda, le partite di una o più giornate di campionato si svolgono nello stesso stadio, una dopo l’altra, con un numero limitato di arbitri. Questo tipo di soluzione potrebbe risolvere anche l’annoso problema delle squadre del sud e isolane che con una singola trasferta potrebbero disputare 2-3 partite, pagando una sola crew arbitrale, un solo campo, volendo anche solo un pallone.
La provincia italiana è piena di “Feste dello Sport” che non desiderano altro che essere riempite. Andate da un assessore allo sport di una cittadina e ditegli che gli portate 6 squadre di uno sport veloce, dinamico e moderno per la sua festa domenicale e questo vi spalancherà le porte del suo modernissimo impianto sportivo (che probabilmente nessuno usa). Lo scopo dell’entry level potrebbe tornare ad essere quello di iniziare giocatori, allenatori e dirigenti al mondo del football. Se poi iniziate anche una collaborazione tecnica con una squadra delle categorie superiori, allora vi siete creati un futuro. Ma questa storia la raccontiamo un’altra volta.
Giorgio Sivocci

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